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IL SEGRETO ESISTE?, La fede non è che la sua negazione - la fiducia una base per custodirlo
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Segreto
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Citazioni sul segreto e sui segreti.

* Avere dei segreti presenta questo inconveniente: perdiamo il senso delle proporzioni e non ci rendiamo più conto se il nostro segreto è importante o no. (Edward Morgan Forster)
* Ciò che ci teniamo nascosto dentro diventa veleno e ci fa del male: più siamo segreti, più diventiamo malati. (Andrea Gasparino)
* Colui al quale confidate il vostro segreto, diventa padrone della vostra libertà. (François De La Rochefoucauld)
* Due volte sciocco colui che, svelando un segreto ad un altro, gli chiede caldamente di non farne parola con nessuno. (Miguel De Cervantes)
* Il segreto del mio prestigio rimarrà un segreto. (Salvador Dalì)

Proverbi italiani [modifica]

* Chi apre il suo cuore si dà prigioniero.
* Chi dice il proprio segreto, mal custodirà l'altrui.
* Chi dice il suo segreto, o è matto o è ubriaco.
* Chi è segreto in ogni terra, mette la pace e leva la guerra.
* Chi scopre il segreto, perde la fede.
* Chi vuol essere discreto, celi il suo segreto.
* Chi vuol far bene i suoi fatti, stia zitto e non gracchi.
* Confida il tuo segreto a un muto ed esso parlerà.
* Di' all'amico il tuo segreto, e ti terrà il piede sul collo.
* Di dieci segreti, nove bisogna tenerseli in corpo e il decimo non rivelarlo.
* Donne e fanciulli tengono segreto quel che non sanno.
* Ël vin e i segret a peulo nen vive ansèma. (proverbio piemontese)

Vino e segreti non possono convivere.

* Fabbrica in acqua e sulla rena semina, chi fida il suo segreto ad una femmina.
* I segreti più importanti, non son pasto da ignoranti.
* In bocca del discreto ciò ch'è pubblico è segreto.
* Le siepi non hanno occhi, ma orecchi.
* Non dire il tuo segreto, né ascolta volentieri quello degli altri.
* Non ti lagnar di chi ha divulgato il tuo segreto, ma di te stesso che gliel'hai palesato.
* Ogni cuore ha il suo segreto.
* Poni il tuo segreto in bocca al Bosforo, e lo dirà al mar Nero.
* Quel che l'aria non deve dire, all'aria non si deve confidare.
* Se i segreti vuoi sapere, cercali nel disgusto o nel piacere.
* Se sai qualcosa tienitelo in tasca.
* Se vuoi che sia segreto non lo dire.
* Segreto confidato non è più segreto.
* Segreto d'uno è segreto di Dio, segreto di due non è più mio, segreto di tre è segreto di tutti.
* Sentire e non ridire è buon servire.
* Servo d'altri si fa, chi dice il suo segreto a chi non lo sa.
Annarosa Selene, Dizionario dei proverbi, Pan libri, 2004.



Il segreto e il dogma. Percorsi per capire la comunità mafiosa


Autori e curatori: Franco Di Maria
Contributi: Marie Di Blasi, Francesca Giannone, Gioacchino Lavanco, Alida Lo Coco, Calogero Lo Piccolo, Cristina Schilliro'
Collana: Psicologia sociale
Argomenti: Psicologia sociale, di comunità, politica, ambientale, dell'emergenza, del turismo - Politica, società italiana
Livello: Studi, ricerche
Dati: pp. 160, 1a edizione 1998

Presentazione
del volume:

Questo volume si configura come la proposta più aggiornata ed innovativa all'interno dei tentativi di leggere la psicologia della mentalità mafiosa.

Aggiornata nella misura in cui propone i risultati delle ricerche condotte negli anni Novanta, in particolare dopo le stragi Falcone e Borsellino e i grandi mutamenti avvenuti nell'immaginario collettivo e nella struttura sociale in tema di lotta alla mafia.

Innovativa perché lega i fenomeni sociali al formarsi, diffondersi e consolidarsi del "sentire mafioso", cioè di un pensiero che in modo dogmatico, a-riflessivo, saturato e saturante, utilizza codici della cultura mafiosa in contesti come quello della coppia, quello familiare, quello organizzativo.

Si tratta, così, della prima opera sulle "relazioni" mafiose e sulla loro capacità di costruire una "comunità" mafiosa. Un modo sicuramente non abituale di leggere il complesso reticolo di miti, di culture, di collusioni, di manipolazioni, ma anche di certezze rassicuratorie, di controlli, di resistenze al cambiamento che il sentire mafioso porta con sé.

Un volume per psicologi, operatori ed assistenti sociali, per docenti della scuola e del mondo della formazione, per studiosi, ma anche per quanti vogliono accostarsi in modo laico e multidisciplinare al pensare mafioso.

Franco Di Maria, professore ordinario di Teoria e Tecniche della Dinamica di Gruppo insegna presso l'ateneo palermitano nel quale ha anche diretto il Dipartimento di psicologia. Gruppoanalista, è Board Member dell'International Association of Group Psychotherapy. Numerose le sue pubblicazioni e i suoi studi sui temi della devianza e delle dinamiche gruppali e sociali, sue le prime ricerche sul "sentire mafioso" tema al quale ha dedicato numerosi scritti, fra gli ultimi - in collaborazione con Gioacchino Lavanco - Ad un passo dall'inferno. Sentire mafioso ed obbedienza criminale (Firenze, 1995).

Indice: Franco Di Maria e Gioacchino Lavanco, Percorsi per leggere il sentire mafioso
Franco Di Maria e Gioacchino Lavanco, La mafia narrata. Storie di ordinaria mentalità mafiosa
Francesca Giannone, Marie Di Blasi e Gianluca Lo Coco, Nel mondo della scuola: pensare il collettivo tra continuità e trasformazione
Calogero Lo Piccolo La rabbia e l'utopia: ideologie incrociate. Tossicodipendenza e sentire mafioso
Franco Di Maria, Gioacchino Lavanco e Calogero Lo Piccolo, Senso e significato nell'organizzazione mafiosa
Alida Lo Coco, Le risorse personali e sociali come fattori protettivi del rischio: contro l'ineluttabilità della cultura mafiosa
Franco Di Maria e Gioacchino Lavanco, Conclusioni: andare oltre il sentire mafioso.




"Morals and Dogma" di Albert Pike


Pur con questo caldo e con la grande mole di lavoro scribacchesco che mi attende e che mi terrà occupato praticamente sino a settembre (week end compresi) come rinunciare a dei brevi ma intensi squarci di lettura ? Poiché evidentemente non sono soddisfatto nel leggere libri di volume inferiore alle 500 pagine ho deciso di immergermi in un tomo (comunque diviso in tre agili volumi) di oltre 700 pagine: "Morals and Dogma of the Ancient and Accepted Scottish Rite of Freemasonry", ovvero "Morale e Dogma del Rito Scozzese Antico ed Accettato della Massoneria" scritto dal Sovrano Gran Commendatore Albert Pike e pubblicato per la prima volta nel 1871. Ovviamente, non conoscendo pressoché una parola di inglese ho acquistato l'edizione italiana (Bastogi editrice) dei primi due volumi: "Morals and Dogma - i primi tre gradi massonici" e "Morals and Dogma - dal Maestro Segreto al Principe di Rosacroce". Confesso che mai mi sarei aspettato una lettura più scorrevole e comprensibile anche ai "profani". Naturalmente non è certo mia intenzione scrivere qui una prefazione su dei volumi di alta filosofia massonica, per quanto scritti da uno spirito schietto e genuino quale quello del Pike, bensì semplicemente invogliare il lettore ad immergersi in un'universo apparentemente lontano, quello massonico, che nei fatti non è altro che una filosofia di Vita, ovvero di un'Umanità alla continua ricerca del proprio Tempio interiore da edificare nel corso dei secoli per mezzo dello studio e dell'utilizzo di simboli ed allegorie. "La Massoneria è un sistema di regole etiche velate in allegorie ed illustrate da simboli da cui si possono attingere lezioni di moralità e filosofia". Questo è ciò che si può leggere all'inizio del secondo volume di "Morals and Dogma" e mi pare un'ottimo sunto sia della filosofia esoterica quanto del volume stesso che tratta dei vari gradi (dal primo sino al trentatreesimo) del Rito Scozzese Antico ed Accettato, uno dei più prestigiosi riti massonici di tradizione anglosassone. Come possiamo leggere sul retro di copertina dell'edizione curata dalla Bastogi, "Albert Pike fu iniziato nella Western Star Lodge N. 1 di Little Rock nel 1850 e divenne massone a quarant’anni di età. Per le sue qualità morali e culturali giunse in breve tempo a conseguire il grado di Maestro Massone. Nel 1852, assieme ad altri sedici fratelli, fondò una loggia-figlia della Western Star di cui divenne due anni dopo Maestro Venerabile. Del 1854 è il manoscritto di oltre 400 pagine, in cui Pike rielaborò i rituali di tutti i gradi che gli erano stati fino a quel momento conferiti. Intanto, nel 1855 il Supremo Consiglio di Washington istituiva una Commissione per curare un’edizione "riveduta e corretta" dei Rituali dal 4° al 32° grado e chiamava anche Pike a farne parte. Un tale compito, che comportava un’immensa mole di ricerche, fu portato a termine dal solo Pike, che sintetizzò nei suoi Rituali (editi nel 1866) undici anni di intenso lavoro. Fu eletto nel 1859 Sovrano Gran Commendatore del Supremo Consiglio del R.S.A.A. della Giurisdizione Sud degli Stati Uniti d’America. Le nuove responsabilità nel frattempo intervenute sollecitano il Pike ad altre più impegnative prove. Nel 1868 consegna al Supremo Consiglio per l’imprimatur il libro che lo renderà famoso, osannato e criticato, quel Morals and Dogma of the Ancient and Accepted Scottish Rite che aveva cominciato a scrivere nel 1855 come note ai Rituali dei Gradi dal 4° al 32° e che, riveduto e rielaborato più volte, vide la luce nel 1871". Personalmente consiglio a tutti i liberi pensatori come me, agli appassionati di filosofia, nonché a tutti i denigratori della Massoneria (che evidentemente ne sanno poco o nulla) ed ai Massoni che non ne conoscevano l'esistenza (ed ahimé sono molti) la lettura. Ne trarranno certamente illuminazione per un'esistenza da vivere con maggiore pienezza all'insegna del trinomio Fratellanza (universale e senza distinzione alcuna), Uguaglianza (da non intendere come mero livellamento, bensì come riconoscimento dell'"altro come un proprio simile, come un proprio specchio") e Libertà (dalla paura, dai dogmi, dalle costrizioni, dall'autorità) il tutto alla Gloria dell'Essere Supremo nella forma in cui ciascuno preferisce credere





Luca Bagatin

www.lucabagatin.ilcannocchiale.it



Giovani Dubbiosi Napoli -Gli articoli e i contributi al sito non sono retribuiti. Tutte le collaborazioni sono prestate a titolo gratuito.

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tda – teatro delle apparizioni
la stanza dei segreti

spettacolo per bambini e adulti


Siete pronti a diventare custodi dei segreti?

Nel mondo non c’è più spazio per i segreti.
I segreti richiedono tempo, spazio, fantasia, fermezza.
La società contemporanea impone fretta, dissoluzione del privato, omologazione, precarietà.
Segreto è ciò che, alla lettera, è separato, non integrato, non accessibile. Il suo luogo di difesa è la memoria. La sua caratteristica la semplicità.
Dogma di fondo della società dei consumi, invece, è che tutto deve essere accessibile, replicabile, identico a se stesso, tecnologico; nulla nascosto, iverso, imprevisto, naturale.
La società dei consumi è un mostro onnivoro che divora ogni resistenza. I segreti sono il piatto di cui più va ghiotta. La memoria il suo nemico giurato. La complicazione la sua veste.

La stanza dei segreti è una fiaba di cui gli spettatori sono non solo partecipi ma protagonisti attivi poiché il meccanismo spettacolare farà di loro i veri eroi della storia. Gli spettatori dovranno infatti aiutare il Mastro di chiavi a salvare gli ultimi segreti rimasti al mondo. 30 segreti che il Mastro di chiavi è riuscito a portare via con sé durante la sua fuga dovuta all’arrivo del mostruoso ciccione Obliò, nel suo regno, in cui custodiva tutti i segreti di ogni tempo e regione e persona. Ma anche questi ultimi segreti sono in pericolo. Obliò troverà presto il Mastro di chiavi, e mangerà gli ultimi segreti. A meno che gli spettatori non ne diventino essi stessi custodi, e li portino via con sé, una volta fuori...

Intenzione dello spettacolo è quella di far comprendere l’importanza di contrapporsi all’Obliò rappresentato dalla società del consumo e ipertecnologica in cui ci troviamo. Le 30 scatole contengono altrettanti segreti, altrettante storie attraverso cui dimostrare che, partendo da elementi della vita quotidiana e che i bambini utilizzano tutti i giorni, si possono in realtà costruire dei giochi meravigliosi riscoprendo la capacità della fantasia e dell’affabulazione, il rapporto con l’udito e la capacità di ascoltare storie, e quindi con la lettura, realizzando così un modo diverso di giocare che non sia schiavo della tecnologia e della frenesia e che non tenda a spegnere le facoltà immaginativa
e le potenzialità poetiche proprie dell’infanzia.



http://www.rialtosantambrogio.org/evento/240




Perle di Luce
"siamo esseri spirituali che stanno vivendo un'esperienza umana e non esseri umani che stanno vivendo un'esperienza spirituale".
(Franz Winkler)




"Nel tempo abbiamo coltivato un'idea errata, trasmessaci anche dalla società, e ciòè che la strada per arrivare a Dio è lunga e tortuosa. In realtà non abbiamo bisogno di percorrere nessuna strada, perché non c'è nessun viaggio da compiere, siamo già a casa".
(Eugenia Ortolani)



http://merkaba.splinder.com/[



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Edited by disincanto - 11/1/2009, 00:27

Tags: amore reale, estasi del cosciente, privacy, spiritualità non religiosa
 
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1 replies since 10/1/2009, 23:53
 
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Ora vorrei dire che cosa sia per me il segreto: il segreto, se tale, non è rivelabile, ma soltanto esistibile e quindi intuibile in chi lo abbia esistito prima..Il segreto è un nucleo che racchiude la sostanza. Se il nucleo si schiude, nasce un universo di probabilità ed imprevisti, nel quale il segreto originario diventa il quid primordiale. io sono il segreto di me stesso..chi potrebbe mai svelarmi se non me e, per corrispondenza, il mio partner gemello..Quindi il segreto è segreto...altrimenti è un'altra cosa che abbiamo avuto illusione possa essere stato un segreto, in realtà era soltanto un fatto poco divulgato.. :) image
 
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1 replies since 10/1/2009, 23:53
 
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